... Di seguito il Comunicato stampa:
Chi ha pagato il viaggio in Giappone al vice commissario per la tutela dei Beni Culturali dell'Aquila Luciano Marchetti permettendogli di promuovere un “modello aquilano” di recupero del patrimonio artistico e culturale danneggiato, spacciato per sistema che potrebbe assurgere a modello scientifico da seguire in altre parti del mondo? Chi permette ancora questa "autocelebrazione" del disastro? A 2 anni e 8 mesi dal terremoto il centro storico de L’Aquila è vuoto, chiuso, non restaurato, abbandonato. Un “buco nero”, una rotonda spartitraffico. Intorno si è costruito e si sta costruendo una città provvisoria senza progetto e senza regole, nella più totale anarchia. Le 19 “new-town” sono state costruite su terreni vergini, scempiando paesaggi integri, in qualche caso lontane dai centri distrutti di provenienza degli abitanti; senza servizi sociali, né possibilità di relazioni. Perfino alcune istituzioni culturali e universitarie abbandonano le sedi nel centro storico per ricollocarsi nella caotica periferia. Mancano regole certe per il restauro del centro storico e per la ricostruzione, perché è tutto ancora nelle mani della Protezione Civile (organismo che agisce in deroga alle leggi ordinarie) e dei suoi commissari. Italia Nostra chiede che vengano restituiti ai cittadini, e agli organismi previsti dalle leggi ordinarie, il diritto e le risorse necessarie per restaurare i monumenti, le piazze, le proprie case e pianificare il rinascimento della città e del territorio; chiediamo che cessino le illegalità di gestione straordinaria affidata ai commissari; e chiediamo ancora una volta le dimissioni del commissario della Protezione Civile per i beni culturali dell’Aquila e dell’Abruzzo, Luciano Marchetti. Anche in forza di una recentissima sentenza che ci ha dato ragione contro la presidenza del consiglio dei ministri sui pretestuosi prolungamenti delle leggi di emergenza e dei commissariamenti. Chiediamo ancora oggi, come il primo giorno, che siano applicate le pratiche di tutela dei centri storici e del restauro urbano della città antica. L’Aquila non deve diventare un outlet-Disneyland. Chiediamo ancora una volta una legge apposita per la ricostruzione; con i finanziamenti e le regole di pianificazione e progettazione dell’intero territorio (non serve una ricostruzione/restauro a spot) e non basta copiare quelle dei precedenti terremoti (lì però almeno le avevano fatte!). Paesi, cittadine, un capoluogo di regione; eremi, chiese, strade, turismo religioso. Tutto ciò non è stato ricostruito, non per mancanza di soldi; ma per mancanza di un progetto e di regole certe; e per favorire la speculazione. L’Aquila è un caso esemplare e simbolico della catastrofe del consumo di suolo e delle “città vendute”, e non come va sbandierando in giro per il mondo il commissario Marchetti “modello scientifico da seguire in altre parti del mondo”. Quello che è avvenuto all'Aquila è infatti l’atto conclusivo di una storia di erosione delle regole del vivere civile in una città. Una storia che ha inizio almeno 20 anni prima con le pratiche anticostituzionali e incivili dell’urbanistica “contrattata”.
Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale di Italia Nostra.
Fonte: ITALIA NOSTRA - Ufficio stampa - Maria Grazia Vernuccio - Link articolo http://www.italianostra.org/?p=16858